Traduzione online: sfida all’ultima rete neurale tra giganti della tecnologia

Mentre nascono servizi sempre più verticali, i grandi della tecnologia, come Google e Facebook, investono in maniera diversa, ma consistente, nell’Intelligenza Artificiale

Il servizio di traduzione rappresenta una di quelle sfide che quotidianamente le piattaforme affrontano, che siano o meno dedicate esclusivamente a quello. Ed è anche, contemporaneamente, quello su cui gli utenti più spesso fanno le pulci. Google Translate, per esempio, nonostante gli sforzi profusi in ricerca e integrazione di tecnologie di Intelligenza Artificiale su base globale, fa sorridere spesso per le sue interpretazioni, almeno in italiano (non esattamente una delle lingue più diffuse).

Negli ultimi 10 anni, il Traduttore è passato dal sostenere poche lingue a 103″, dice Prabhakar Raghavan, Vice President of Engineering di Google, ospite dell’Internet Festival di Pisa. “All’inizio abbiamo usato modelli statistici, migliorando tutto nel 2016, con l’introduzione della Neural Machine Translation. Al suo livello più alto, il sistema neurale traduce intere frasi alla volta, invece che pezzo per pezzo. Utilizza un contesto più ampio per comprendere quale sia la traduzione più rilevante, che poi riorganizza e adatta per renderla più simile a quella di un essere umano, in una corretta forma grammaticale.

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Facebook chiude Groups, l’app sparirà il 1 settembre

Le funzionalità saranno inglobate nell’app principale di Facebook e sul sito web, dove i gruppi continueranno a esistere come sempre è stato.

Ci sono novità in arrivo per chiunque su Facebook sia assiduo frequentatore di gruppi pubblici o privati: la società ha annunciato che a partire dal primo settembre l’app Facebook Groups, fino ad oggi disponibile su smartphone Android e iOS, sparirà dai relativi negozi digitali.

Sembra che il destino di Facebook Groups sarà proprio quello di tornare da dove è partito, ovvero all’interno della classica interfaccia del social network blu: le sue funzionalità saranno trasferite nella sezione che oggi è chiamata “gestisci gruppi” su browser e nell’app “gruppi” presente sul nuovo pannello di Facebook su Mobile.

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Facebook fuori uso per qualche ora (ma solo da Chrome)

Blackout del social media per qualche ora, la maggior parte delle segnalazioni è arrivata dal Regno Unito.

Ieri mercoledì 23 agosto, dalle 11 circa, per qualche ora, Facebook non è stato accessibile per molti utenti europei. Il problema riguardava solo gli utenti che utilizzavano il browser Chrome su pc con sistema operativo Windows.

Google ora è anche un dizionario, ma quante parole conosce?

Un paio di trucchi per ottenere da Google la funzione di dizionario senza dover scartabellare in giro per la rete. Non ci sono tutte, ma l’assortimento è vario e in crescita…

Google cerca alacremente soluzioni per accorciare i suoi tempi di risposta su qualsiasi cosa. Da un po’ di tempo, per esempio, include direttamente nei risultati di ricerca le definizioni da dizionario per le parole. Non funziona per tutti i termini (nella gallery una “selezione fritto misto” di parole di diversa estrazione), ma ne include sempre di più. Per alcune (neanche a dirlo, sulle parolacce va fortissimo), basta inserire ciò che si cerca sia nell’apposita barra del sito, sia nella stringa della url con Google Chrome. Può non essere sufficiente e, in tal caso, basta andare sul sicuro, aggiungendo al termine “significato” o “definizione”. A differenza di quanto accade per l’inglese, non serve a niente invece aggiungere “dizionario”, perché in quel caso il risultato sarebbe la consueta lista di opzioni dei vari presenti (ognuno ha il suo preferito, in effetti).
PAROLE
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Le dirette Facebook arrivano nella realtà virtuale, su Spaces.

Lo streaming approda su Spaces, il social virtuale per Oculus Rift: i commenti alle dirette in realtà virtuale saranno afferrabili come cartelli!

Dirette, dirette Facebook, dirette ovunque.

Non potevano mancare nello spazio di realtà virtuale del colosso di Palo Alto, e quindi, eccole là.
Da oggi, chi è in possesso di Oculus Rift potrà effettuare un live direttamente all’interno di Spaces, quello che Zuckerberg stesso aveva definito il “primo prodotto social virtuale”.

Per farlo, bisogna accedere allo spazio virtuale in cerca di uno strumento che assomiglia a un tablet e che reca la scritta “Go Live”. Da quel momento, la diretta in realtà virtuale comparirà sul proprio profilo e quindi nei News Feed di amici e contatti che lo seguono. Per il resto, tutto uguale: chi guarda potrà inviare Reaction come in una normale diretta, con una differenza: queste fluttueranno in tutto lo spazio di realtà virtuale. Anche i commenti, saranno “afferrabili”: il protagonista della diretta potrà prenderne uno e spostarlo dove preferisce, come fosse un cartello.

 

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È in arrivo la pubblicità su Messenger di Facebook

Il primo test in due Paesi ha convinto Facebook, che prosegue l’esperimento su una ristretta percentuale di utenti, questa volta in tutto il mondo.

Ad oltre due anni dal lancio di Messenger come piattaforma a sé stante, la consacrazione definitiva si chiama pubblicità: a partire dalle prossime settimane infatti, sul servizio di messaggistica di Facebook compariranno annunci pubblicitari.

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A comunicarlo è stata l’azienda stessa in un post ufficiale nel quale spiega che l’esperimento continua, dopo un test portato avanti in Australia e Tailandia, per toccare una piccola percentuale di utenti, questa volta in tutto il mondo.
Le aziende quindi, potranno veicolare annunci per le loro campagne promozionali, che compariranno esclusivamente nella sezione home dell’applicazione, vale a dire non all’interno delle singole conversazioni. Quella, semmai, resta una prerogativa delle imprese che sfruttano servizi chatbot – era aprile del 2016 quando Facebook annunciò l’apertura agli sviluppatori di bot sulla piattaforma – che possono decidere quali contenuti condividere con gli utenti con i quali intrattengono già un rapporto.

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Come scoprire a quali foto hanno messo like i tuoi amici su Facebook

Quali foto sono state oggetto di like? Una funzione del tutto personalizzabile del social network consente di farlo, sfruttando filtri personalizzabili per cronologia, luogo e provenienza degli apprezzamenti…

Gattini? Cibo? Viaggi? Solo foto di famiglia con pose di dubbio gusto? E chi può dirlo, quali sono le immagini che guadagnano più like: Facebook, ovviamente. Nella pletora di funzioni che si annidano tra i tentacoli del social network, ce n’è in realtà una che consente di capire proprio questo, cioè quali siano le fotografie che si sono meritate il pollice all’insù.

Scoprirlo è più semplice di quanto si possa pensare. Basta andare sulla barra di ricerca e digitale “Photos liked by”. Il primo suggerimento è “me” e serve a vedere quali foto ha apprezzato il proprietario del profilo.

Ma la ricerca è del tutto personalizzabile. Prima di tutto, i filtri sulla sinistra dello schermo permettono una selezione seguendo parametri cronologici, o di popolarità.

Poi, è possibile controllare quali like hanno messo i propri amici, i Gruppi, o entrambi. Cliccando su “scegli sorgente”, si ottiene una scrematura in base a uno specifico profilo.

 

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Come funziona NotPetya, il nuovo ransomware che sta criptando migliaia di computer.

NotPetya è di sicuro uno dei malware più avanzati mai realizzati: oltre a bloccare il computer, ruba anche i dati personali. Ma c’è un modo per prevenire l’infezione…

E così ci risiamo. Un altro “cyberattacco” (ma è più corretto parlare di “minaccia informatica”) sta mettendo in ginocchio una moltitudine di sistemi informatici, sulla scia di quanto accaduto, qualche settimana fa, con Wannacry. Ecco, partiamo da qui, da questa similitudine, che c’è anche dal punto di vista tecnico. Petya, questo il nome del nuovo malware che tanti danni sta facendo, è un ransomware, cioè un software nocivo che, una volta installato in un computer, lo blocca chiedendo un riscatto per farlo tornare al pieno delle sue funzioni.

Come Wannacry, anche Petya è dotato della capacità di infettare un sistema aprendo l’allegato di una email, ma anche di propagarsi via Internet, andando a caccia di computer dotati della famigerata vulnerabilità SMBv1 di Windows. Tante similitudini, dunque, ma anche alcune differenze sostanziali che rendono Petya un gioiello ingegneristico ancora più efficiente di Wannacry. Cerchiamo di capire di cosa si tratta.

Innanzitutto, al momento i ricercatori non sono sicuri che il ransomware sia proprio Petya

Il modus operandi è simile, ma la sua analisi approfondita (ci vorrà qualche giorno) ha rivelato che si tratta di una sua variante, al punto che qualcuno azzarda il nome di NotPetya.

 

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I chatbot di Facebook hanno inventato un linguaggio tutto loro…

Chatbot allenati alla negoziazione non solo hanno sviluppato strategie proprie di trattativa, ma anche utilizzato un linguaggio unico e non assimilabile a quello umano.

Succede che l’allenamento del machine learning diventi un allenamento anche per gli umani: a considerare gli imprevisti, e a fare i conti con l’intelligenza artificiale che prende iniziative. Nel laboratorio Facebook Artificial Intelligence Research (Fair), per esempio, i ricercatori al lavoro su chatbot che replicassero conversazioni di negoziazione si sono trovati davanti a risultati inaspettati.

Innanzitutto, i chatbot agent, allenati anche attraverso apprendimento per rinforzo — per la prima volta, dicono i ricercatori — sono stati in grado di sviluppare strategie avanzate per ottenere quello che avrebbero voluto (o dovuto volere?). Per esempio, sono stati in grado di fingersi interessati a qualcosa priva di reale valore, per poi usarla come merce di scambio per il raggiungimento del compromesso. Mostrare di volere una cosa, per poi cederla in sacrificio nella trattativa con l’interlocutore: un “giochino” classico per noi, e ora anche per l’intelligenza artificiale.

i bot hanno cominciato a discostarsi dalle norme scritte iniziando a comunicare in un linguaggio completamente nuovo, quello creato senza un contributo umano. Allenando gli “agenti chatbot” con enormi dataset di trattative tra umani, i ricercatori hanno infatti dimostrato non solo che queste potessero essere replicate dalle macchine, ma superate e migliorate.

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Instagram, la funzione “Archivia” è ufficiale.

Su Instagram potrai mettere da parte i post che vuoi vedere solo tu.

I post archiviati finiranno in un’apposita sezione, dove potranno essere visti solo dal proprietario del profilo. In qualsiasi momento però, potranno essere riportati tra le foto pubbliche.

L’idea di poter avere uno spazio privato dove poter archiviare — attenzione, non buttare — le foto che si preferisce non visualizzare sul proprio profilo, è piaciuta. Il social network di casa Facebook ha annunciato l’arrivo, con la versione 10.21 e successive dell’app, della funzione “Archivia”.

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Adesso, aprendo l’app su iOS e Android, si potrà accedere all’opzione dal menù (solito tasto con i tre pallini) in alto a destra di ogni post. I contenuti archiviati finiranno in un’apposita sezione, alla quale si accederà cliccando sull’icona dell’orologio cerchiato, che comparirà in alto a destra al proprio profilo. Le foto messe da parte saranno, da quel momento, visibili solo dal proprietario del profilo, che può consultarle a piacimento.

Cambiare idea è consentito: cliccando sulle foto archiviate e scegliendo “mostra sul profilo”, si attiverà il processo inverso. Le foto, quindi, torneranno là dove erano state pubblicate originariamente.

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