Chatbot e dati degli utenti.

I chatbot sono dei programmi che simulano una conversazione tra robot e essere umano. Questi programmi funzionano o come utenti stessi delle chat o come persone che rispondono alle FAQ (frequently asked question) delle persone che accedono al sito. Il loro sviluppo è ad uno stadio bassissimo. La loro capacità di colloquiare in modo lineare e congruo è limitata. Tuttavia il loro impiego risulta già da ora più che utile. Fin dai primi sviluppi della scienza informatica, in collaborazione con altre discipline gli studiosi hanno cercato di riprodurre, attraverso l’ausilio di macchine, processi cognitivi tipicamente umani. L’opinione più diffusa in ambito scientifico è che il processo di apprendimento, comprensione e formulazione del linguaggio avvenga in modo per lo più a noi ignoto, soprattutto innato. Se così fosse, la riproduzione del linguaggio attraverso un robota sarebbe un passo troppo grande per le attuali conoscenze.

Con i chatbot il rischio del visualizzato non risposto, dell’attesa perenne davanti al telefono, è ridotto a zero. Se c’è una cosa che fanno è rispondere. Al massimo non capiscono la domanda, ma per questo l’Intelligenza Artificiale lavora costantemente. Il pericolo è dimenticare che i chatbot facciano parte della schiera di soggetti che raccolgono dati. E con la “scusa” della conversazione, ne raccolgono pure parecchi.

I chatbot non sono sono applicazioni conversazionali, ma abbattono anche la fatica dell’uso: basta parlare al telefono, o al dispositivo connesso (e qui entra in gioco l’IoT) per attivare i processi.

Secondo il Mobility Report di Ericsson  il numero di dispositivi connessi crescerà, fino al 2021 (in un lasso di tempo partito dal 2015) del 23 % ogni anno, superando così, già nel 2018, l’impero degli smartphone. Oggetti che già oggi sanno quanto dormiamo, quanto camminiamo, cosa guardiamo…

L’automatismo e la semplicità di attivazione propria di ogni chatbot potrebbe appannare, per breve o lungo tempo, la consapevolezza che ognuno di essi saprà molte cose sui propri utenti. I consumatori, nel corso di ogni conversazione, forniranno molte più informazioni di quanto già facciano ora, risparmiando alle grandi aziende la fatica di inseguire le cronologie di navigazione.

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cyborn-chatbot

Il 2017 sarà l’anno della post-realtà.

Nei prossimi 12 mesi, analogico e digitale si fonderanno mescolando realtà concreta, aumentata e virtuale.

Due dei device più attesi – Oculus Rift di Facebook e PlayStation VR di Sony – sono arrivati sul mercato solo quest’anno e non ovunque, proprio mentre Mark Zuckerberg raccontava, nel corso delle numerose fiere internazionali, come vede la sua creatura nel giro di qualche anno: popolata da avatar che comunicano fra loro tramite visori e altri accessori indossabili, tanto da “cambiare il mondo”.

A sfumare sempre di più i confini fra realtà reale, aumentata e virtuale e promettendo di proiettarci nel mondo della post-realtà, il 2017 sarà l’anno in cui questi tre livelli di percezione inizieranno definitivamente a sovrapporsi grazie alle soluzioni tecnologiche. E noi faremo fatica a distinguerne i contorni e i caratteri…

 

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