Instagram, la funzione “Archivia” è ufficiale.

Su Instagram potrai mettere da parte i post che vuoi vedere solo tu.

I post archiviati finiranno in un’apposita sezione, dove potranno essere visti solo dal proprietario del profilo. In qualsiasi momento però, potranno essere riportati tra le foto pubbliche.

L’idea di poter avere uno spazio privato dove poter archiviare — attenzione, non buttare — le foto che si preferisce non visualizzare sul proprio profilo, è piaciuta. Il social network di casa Facebook ha annunciato l’arrivo, con la versione 10.21 e successive dell’app, della funzione “Archivia”.

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Adesso, aprendo l’app su iOS e Android, si potrà accedere all’opzione dal menù (solito tasto con i tre pallini) in alto a destra di ogni post. I contenuti archiviati finiranno in un’apposita sezione, alla quale si accederà cliccando sull’icona dell’orologio cerchiato, che comparirà in alto a destra al proprio profilo. Le foto messe da parte saranno, da quel momento, visibili solo dal proprietario del profilo, che può consultarle a piacimento.

Cambiare idea è consentito: cliccando sulle foto archiviate e scegliendo “mostra sul profilo”, si attiverà il processo inverso. Le foto, quindi, torneranno là dove erano state pubblicate originariamente.

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Instagram in Italia ha 14 milioni di iscritti

Cresce la community italiana: l’anno scorso erano 9 i milioni di iscritti. Ogni giorno, nel mondo, accedono al social network 400 milioni di persone.

Instagram è una community da 700 milioni gli utenti attivi al mese, l’80% dei quali vive al di fuori degli Stati Uniti.

E a proposito di community non americane, c’è quella italiana, che conta 14 milioni di persone. I dati li ha forniti lo stesso co-fondatore della piattaforma, Mike Krieger, nel corso di una visita italiana.

In Italia, Instagram sta crescendo ad un ritmo impressionante, e a oggi 14 milioni di persone utilizzano la piattaforma ogni mese, rispetto ai 9 milioni che avevamo annunciato lo scorso anno – ha commentato Luca Colombo, Country Manager di Instagram e Facebook per l’Italia – A livello globale, la community di Instagram continua a mostrare un fortissimo engagement, con 400 milioni di persone che accedono alla piattaforma ogni giorno per connettersi con i loro amici e con le proprie passioni. Questo livello di engagement, insieme a un pubblico potenziale in costante crescita in Italia, rappresentano un’importante opportunità per gli inserzionisti sul mercato.

Proprio in Italia, sono arrivate alcune delle novità annunciate recentemente annunciate recentemente: la nuova versione dell’app ha portato gli adesivi geolocalizzati (premere icona adesivo e poi luogo), i filtri facciali (ma qualcuno li aveva già a disposizione) e i filtri anche per la funzione Boomerang.

Gli influencer e la pubblicità: viaggio nella giungla del non detto…

Se il contenuto è promozionale, bisogna dirlo chiaramente. In Italia non esiste una norma ad hoc, mentre gli Stati Uniti hanno dato indicazioni precise.

Alle aziende ormai sono più graditi dei classici testimonial. Sono gli influencer, coloro che, per via del grande seguito che hanno sui social network e sul web, sarebbero in grado di orientare le mode. Attori, modelle, vip del piccolo schermo o star ascese direttamente dalla rete all’empireo dei divi. La loro fortuna sta nella fama o nella credibilità che hanno raggiunto tra il pubblico.

Nei budget di marketing delle società più strutturate la voce influencer è ormai distinta da quella di canali più tradizionali, come la televisione e i giornali. La società di ricerche di mercato Mediakix stima che entro il 2019 solo su Instagram l’influencer marketing possa sfondare il traguardo di 2,3 miliardi di dollari, raddoppiando in 24 mesi il miliardo di dollari previsto per quest’anno.

Negli Stati Uniti, d’altronde, i cachet sono stellari. “Si possono pagare fino a 300mila dollari per un post per i personaggi che hanno un’audience di milioni di follower, come le Kardashian”, spiega Karim De Martino, vicepresidente dello sviluppo del business in Europa di Instabrand, società di influencer marketing nata a Los Angeles nel 2014, che nel 2016 ha chiuso l’anno con 9 milioni di dollari di fatturato.

Anche in Italia gli affari si muovono. La sola Instabrands ha visto raddoppiare i suoi ricavi lo scorso anno e ha siglato accordi con colossi della pubblicità, come la storica agenzia francese Publicis e il centro media globale GroupM.

La nuova industria dell’influencer marketing, tuttavia, ha aperto questioni legali. Perché se le aziende corteggiano queste star della rete per far conoscere al pubblico i loro prodotti, quanto sono sinceri e spontanei i contenuti web degli influencer? L’influencer indossa quella specifica felpa perché la trova veramente elegante o perché ha ricevuto soldi per farlo? Soggiorna in quel dato albergo perché l’accoglienza è con i guanti bianchi o perché l’ospitalità è offerta per farsi pubblicità? La crema che si spalma in viso ha proprietà eccezionali o è solo sponsorizzata dietro cachet? In sostanza, quanto è attendibile per il consumatore la sua raccomandazione?

Gli Stati Uniti, culla dei social network e, di conseguenza, degli influencer, hanno anche messo a punto le prime regole del settore. Nel 2009 la Federal Trade Commission, l’agenzia indipendente che si occupa della difesa dei consumatori, ha stilato le prime raccomandazioni e l’anno scorso ha prodotto un manuale sull’argomento.

Hashtag come #sponsored, #sp o #spon o frasi rituali come “thanks to” non sono più sufficienti, ma è doveroso far capire che l’azienda ha consegnato il prodotto all’influencer o lo ha pagato. Su Instagram l’agenzia statunitense pretende che la società sponsor sia taggata nel post e bene in evidenza e che hashtag come #ad, #adv o #sponsored non siano annegati nella massa, ma risultino tra i primi e leggibili per l’utente.

Il consumatore deve essere messo nelle condizioni di capire, senza troppi sforzi, che quel contenuto è frutto di un accordo commerciale tra azienda e influencer e ogni accorgimento che può rendere più trasparente questo rapporto è ben accetto.

In Italia non esiste una norma specifica. Si occupano della materia l’Istituto di autodisciplina pubblicitaria (Iap), che ha il compito di far rispettare il codice pubblicitario nazionale (compilato e promosso dalle stesse aziende che lo usano), e il codice del consumo. Nel 2016 Iap ha promosso una Digital chart per orientare i propri associati alle regole da rispettare sul web. “Il fine promozionale del commento o dell’opinione espressa da celebrity/influencer/blogger, qualora non sia già chiaramente riconoscibile dal contesto, deve essere reso noto all’utente con mezzi idonei”, si legge nel documento. Come? Inserendo hashtag abbinati alla campagna pubblicitaria in corso, link al sito internet dell’azienda o taggando il profilo social della società nel post.

Collezioni private su Instagram

Ora puoi creare le collezioni private su Instagram: i post salvati potranno essere organizzati in raccolte che saranno però visibili solo all’utente.

Instagram ha appena dato una rinfrescata alle sue Storie e ora aggiunge una novità alla parte classica dell’app: da oggi infatti, sarà possibile organizzare i post salvati in collezioni.

Il tasto salva, quello con l’icona segnalibro, è stato introdotto lo scorso dicembre e l’idea di permettere al pubblico di organizzare al meglio i contenuti fa pensare che abbia ottenuto buoni riscontri.

La nuova funzione consente di toccare e tenere premuta l’icona del segnalibro sotto un post per salvarlo direttamente in una collezione. Una collezione può essere creata a partire dal salvataggio di un nuovo post o da una raccolta di post esistenti già salvati (in questo caso, tocca l’icona con il simbolo più in alto a destra, assegnare un nome alla raccolta e seleziona i post salvati che si desidera aggiungere).

Come per tutti i post salvati, anche le raccolte sono private e visibili solo all’utente. L’aggiornamento arriverà sia per iOS che per Android nella versione 10.

 

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Arrivano le dirette a 360° su Facebook

L’annuncio arriva dal produttore Insta360, pronto a supportare le dirette immersive del social network.

La fonte è più che verificata: le dirette a 360° di Facebook stanno arrivando in tutto il mondo. A dirlo è Insta360, il produttore di fotocamere deputate. Annuncia l’integrazione del supporto adatto alle dirette sul social network, sia per iPhone che per smartphone Android, proprio in occasione del loro lancio.

“Insta360 ha lavorato a stretto contatto con Facebook – scrive l’azienda – per assicurare un sistema unico, un’esperienza utente integrata. Grazie a questa integrazione, le telecamere Insta360 sono riconosciuti da Facebook come un modo per rendere i Live a 360 semplici, affidabili e divertenti”.

Il supporto è previsto sia per Insta360 Nano, sia per Insta360 Air, le telecamere plug-and-play, che per Insta360 Pro, la videocamera 8K di livello professionale, in arrivo. Le prime due si collegano direttamente alla porta di ricarica di uno smartphone, consentendo agli utenti di vedere facilmente quello che viene cattura in tempo reale sul proprio display del telefono, e di mantenere una connessione stabile durante le trasmissioni in diretta.

Insta360 ha anche collaborato con l’applicazione di live-streaming di Twitter, Periscope. L’Insta360 Nano è l’unico dispositivo che supporta in modo nativo le dirette a 360° su Twitter.

 

[Fonte: www.wired.it]

Come i social network si spartiscono la mappa del mondo.

Al di là dei numeri degli utenti, come si dividono lo scacchiere i vari protagonisti del social networking?

L’analista Vincenzo Cosenza ha pubblicato la nuova versione della “Mappa dei social network nel mondo”: sfruttando i nuovi dati di Alexa (Amazon), ha incluso nello studio 15 nuovi paesi, operazione che gli ha permesso di addentrarsi maggiormente nel panorama africano.

I risultati dell’indagine danno Facebook come piattaforma preferita in 119 dei 149 paesi analizzati. “Eppure nell’ultimo anno l’armata di Zuckerberg ha dovuto indietreggiare in 9 territori: in 5 è stato fermato da Odnoklassniki, in 2 da Vkontakte e in altri 2 da Linkedin”, scrive Cosenza. Botswana, Mozambico, Namibia, Iran e Indonesia, prediligono Instagram (che vince 7 paesi della mappa, compreso l’Iran), mentre in alcune zone dell’Africa (come il Mali, per dirne uno) vince LinkedIn che, in generale, conquista 9 paesi.

Sorpresa: “L’outsider di questa nuova analisi è Reddit, il forum 2.0, che ha conquistato la seconda posizione in 5 nazioni, tra cui Australia, Canada, Danimarca, Norvegia e Nuova Zelanda”. Una presenza da non sottovalutare, considerando che il Canada viene spesso utilizzato dalle aziende tech per il lancio di nuove funzioni perché molto ricettivo e affine al mercato degli Stati Uniti.

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INSTAGRAM: un grande successo che porta al cambiamento…

instagram nell’ultimo anno è cambiato molto, ma non è stato un caso: la crescita degli utenti e la concorrenza esterna lo hanno costretto al cambiamento

I social network vivono nel costante tentativo di accumulare più iscritti possibile, ma non sempre questo significa che abbiano i contenuti che desiderano. Instagram, nel 2015, quando le cose giravano a meraviglia da questo punto di vista, ha iniziato a pagare il prezzo del suo successo. Aveva più iscritti, ma l’ambiente in cui si muovevano cominciava a diventare meno familiare di un tempo.

Il percorso che ha portato la piattaforma a dover pensare a un cambio di registro, lo racconta molto approfonditamente ReCode. L’arrivo in massa sul social di marchi, celebrità, e sempre più persone ha spostato il centro dell’ecosistema social, sempre più nella direzione delle foto perfette, rispetto a quello della condivisione quotidiana e spontanea.

Instagram ha superato l’impasse rinnovandosi.

Con strumenti ispirati alla concorrenza (Storie, messaggi segreti) e non (Live, algoritmi), ma anche rinforzando ruoli chiave al suo interno. Alla squadra ingegneristica si è aggiunto Jim Everingham, da Yahoo! All’organizzazione del prodotto, a cercare di tradurre la visione di Systrom in realtà, è arrivato appunto Weil, da Twitter.

Le Storie, gocce d’acqua rispetto a quelle di Snapchat, hanno dato nuova linfa (sono usate da 150 milioni di persone ogni giorno), perché hanno alleviato quella pressione dello scatto perfetto di cui sopra.

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