Google personalizza la ricerca in base alla posizione. Addio alla ricerca per domini locali

I risultati della ricerca saranno suggeriti in base alla localizzazione dell’utente, ma c’è un modo per modificare l’area geografica di riferimento

Finora, il nome del dominio ha guidato la pertinenza delle ricerche a livello locale: Google.it per l’Italia, Google.de per la Germania, Google.com.br per il Brasile, e via di seguito. Da oggi invece, Google ha annunciato che le ricerche saranno impostate di default in base alla posizione dell’utente. L’aggiornamento riguarderà il web da mobile, l’app iOS, le ricerche da desktop e Maps, ovviamente.

Se abiti in Australia – spiega il Product Manager Evelyn Kao – riceverai automaticamente il servizio per l’Australia, ma quando viaggi in Nuova Zelanda i tuoi risultati passeranno automaticamente a quello neozeladese. Al ritorno in Australia, potrai tornare indietro nel servizio australiano“.

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KRACK Wi-Fi, come funziona l’attacco al WPA2

La tecnica di KRACK è affascinante, ma non dobbiamo spaventarci. Però, ricordiamo di aggiornare i nostri dispositivi

Nei corsi di sicurezza informatica, di qualsiasi livello, si tende a dire che le reti wireless vanno protette utilizzando il così detto protocollo Wi-Fi Protected Access II, o WPA2. Questo perché si è sempre ritenuto che fosse uno dei migliori, in grado di fornire il giusto compromesso tra protezione, prestazioni e semplicità d’implementazione. Parliamo, appunto, di compromesso, e chi è addentro alla materia sa bene che parlare di protezione totale è un altro paio di maniche. Parecchi, dunque, non si sono stupiti nell’apprendere che un gruppo di ricercatori è stato in grado di mettere a punto un attacco proof-of-concept capace di crackare, e quindi di fatto neutralizzare, la protezione offerta dal WPA2.

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Traduzione online: sfida all’ultima rete neurale tra giganti della tecnologia

Mentre nascono servizi sempre più verticali, i grandi della tecnologia, come Google e Facebook, investono in maniera diversa, ma consistente, nell’Intelligenza Artificiale

Il servizio di traduzione rappresenta una di quelle sfide che quotidianamente le piattaforme affrontano, che siano o meno dedicate esclusivamente a quello. Ed è anche, contemporaneamente, quello su cui gli utenti più spesso fanno le pulci. Google Translate, per esempio, nonostante gli sforzi profusi in ricerca e integrazione di tecnologie di Intelligenza Artificiale su base globale, fa sorridere spesso per le sue interpretazioni, almeno in italiano (non esattamente una delle lingue più diffuse).

Negli ultimi 10 anni, il Traduttore è passato dal sostenere poche lingue a 103″, dice Prabhakar Raghavan, Vice President of Engineering di Google, ospite dell’Internet Festival di Pisa. “All’inizio abbiamo usato modelli statistici, migliorando tutto nel 2016, con l’introduzione della Neural Machine Translation. Al suo livello più alto, il sistema neurale traduce intere frasi alla volta, invece che pezzo per pezzo. Utilizza un contesto più ampio per comprendere quale sia la traduzione più rilevante, che poi riorganizza e adatta per renderla più simile a quella di un essere umano, in una corretta forma grammaticale.

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Adblock, l’estensione Chrome per bloccare la pubblicità, è un virus

Sembrava Adblock Plus, ma era un virus: disponibile sul Chrome Web Store, è stato scaricato da 37mila persone

Indiscutibilmente un “pacco”: oltre 30mila persone hanno scaricato un’estensione per Chrome che sembrava Adblock Plus, ma non lo era per niente. Ad accendere i riflettori è stato l’account Twitter SwiftOnSecurity, sottolineando come gli sviluppatori dell’estensione farlocca abbiamo passato i controlli di sicurezza del negozio online.
Il giochino dei creatori era proprio quello di creare un prodotto che sembrasse del tutto simile a quello dell’originale Adblock Plus – quello di adblockplus.org — il servizio che vanta più di 10 milioni di utenti in tutto il mondo. Il trucco è riuscito, e ha convinto 37mila persone che ora non hanno idea di cosa possa essere successo. L’estensione è infatti stata rimossa, ma non è chiaro quanto possa essere stata dannosa e che dati possano essere stati acquisiti.

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Facebook chiude Groups, l’app sparirà il 1 settembre

Le funzionalità saranno inglobate nell’app principale di Facebook e sul sito web, dove i gruppi continueranno a esistere come sempre è stato.

Ci sono novità in arrivo per chiunque su Facebook sia assiduo frequentatore di gruppi pubblici o privati: la società ha annunciato che a partire dal primo settembre l’app Facebook Groups, fino ad oggi disponibile su smartphone Android e iOS, sparirà dai relativi negozi digitali.

Sembra che il destino di Facebook Groups sarà proprio quello di tornare da dove è partito, ovvero all’interno della classica interfaccia del social network blu: le sue funzionalità saranno trasferite nella sezione che oggi è chiamata “gestisci gruppi” su browser e nell’app “gruppi” presente sul nuovo pannello di Facebook su Mobile.

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Facebook Down

Facebook fuori uso per qualche ora (ma solo da Chrome)

Blackout del social media per qualche ora, la maggior parte delle segnalazioni è arrivata dal Regno Unito.

Ieri mercoledì 23 agosto, dalle 11 circa, per qualche ora, Facebook non è stato accessibile per molti utenti europei. Il problema riguardava solo gli utenti che utilizzavano il browser Chrome su pc con sistema operativo Windows.

La Ceo di Vimeo: “Il futuro è lo streaming a 360 gradi”

Intervista alla Ceo e al capo della Curation di Vimeo sul futuro della piattaforma: l’Italia è tra i primi dieci paesi per utenti che caricano video.

L’estate scorsa Zuckerberg disse chiaramente che entro 5 anni Facebook sarebbe stato quasi interamente popolato dai video. Sarà contento chi con i video ci lavora da una vita, come Vimeo che, smentito il lancio di un servizio on demand, sta impegnando risorse nel supporto a 360° e sembra non spaventarsi dell’imperante tendenza al video verticale, vizio nato con Snapchat e proseguito col copia-incolla di ogni servizio di “Storie” esistente. Un’abitudine dalla quale sembra difficile scappare (quantomeno per i contenuti generati dagli utenti).

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I video verticali rappresentano una grande parte del nostro ecosistema e credo che la finestra di fuga, in questo senso, sia del tutto chiusa. Vimeo guarda da sempre a nuovi modi di abbracciare ed elevare l’esperienza di fruizione di formati video, quelli verticali inclusi” risponde a Wired Anjali Sud, Ceo dell’azienda.

D’altronde, poco importa. Ci saranno i video verticali, ma c’è anche tutto il resto e Vimeo sembra procedere dritta per la sua strada, senza farsi troppo tentare da mode varie ed eventuali: “È stata la prima piattaforma di video online a sostenere la riproduzione HD, nel 2007. Da allora, abbiamo continuato a mettere la qualità al primo posto – dice Sam Morrill, direttore della Curation per Vimeo – Siamo anche la più grande piattaforma video aperta gratuita, quindi rappresentiamo una casa naturale per i creatori che vogliano un’esperienza pulita e ininterrotta per le loro storie. Il nostro canale popolare Staff Picks è diventato una piattaforma di lancio per i registi e una fonte preziosa per agenzie e società di produzione per assumere nuovi talenti”. Questo risponde quando paragonato alla concorrenza di quel gigante di YouTube: pubblici diversi, servizi diversi.

Morrill sarà in Italia in agosto, ospite del “Guarimba Film Festival” ad Amantea (CS), rassegna dedicata al meglio del cortometraggio e dell’illustrazione internazionale.

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L’Italia vanta alcuni dei creatori più talentuosi del mondo ed è tra i nostri primi dieci paesi in termini di uploader.

Per questo, aggiunge Morrill, “stiamo continuando ad aumentare la nostra presenza sul mercato in diversi festival. Venezia di Oliver Astrologo è un grande esempio di un recente creatore italiano selezionato dal nostro team di curatori per Staff Picks”.

 

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Google ora è anche un dizionario, ma quante parole conosce?

Un paio di trucchi per ottenere da Google la funzione di dizionario senza dover scartabellare in giro per la rete. Non ci sono tutte, ma l’assortimento è vario e in crescita…

Google cerca alacremente soluzioni per accorciare i suoi tempi di risposta su qualsiasi cosa. Da un po’ di tempo, per esempio, include direttamente nei risultati di ricerca le definizioni da dizionario per le parole. Non funziona per tutti i termini (nella gallery una “selezione fritto misto” di parole di diversa estrazione), ma ne include sempre di più. Per alcune (neanche a dirlo, sulle parolacce va fortissimo), basta inserire ciò che si cerca sia nell’apposita barra del sito, sia nella stringa della url con Google Chrome. Può non essere sufficiente e, in tal caso, basta andare sul sicuro, aggiungendo al termine “significato” o “definizione”. A differenza di quanto accade per l’inglese, non serve a niente invece aggiungere “dizionario”, perché in quel caso il risultato sarebbe la consueta lista di opzioni dei vari presenti (ognuno ha il suo preferito, in effetti).
PAROLE
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Le dirette Facebook arrivano nella realtà virtuale, su Spaces.

Lo streaming approda su Spaces, il social virtuale per Oculus Rift: i commenti alle dirette in realtà virtuale saranno afferrabili come cartelli!

Dirette, dirette Facebook, dirette ovunque.

Non potevano mancare nello spazio di realtà virtuale del colosso di Palo Alto, e quindi, eccole là.
Da oggi, chi è in possesso di Oculus Rift potrà effettuare un live direttamente all’interno di Spaces, quello che Zuckerberg stesso aveva definito il “primo prodotto social virtuale”.

Per farlo, bisogna accedere allo spazio virtuale in cerca di uno strumento che assomiglia a un tablet e che reca la scritta “Go Live”. Da quel momento, la diretta in realtà virtuale comparirà sul proprio profilo e quindi nei News Feed di amici e contatti che lo seguono. Per il resto, tutto uguale: chi guarda potrà inviare Reaction come in una normale diretta, con una differenza: queste fluttueranno in tutto lo spazio di realtà virtuale. Anche i commenti, saranno “afferrabili”: il protagonista della diretta potrà prenderne uno e spostarlo dove preferisce, come fosse un cartello.

 

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È in arrivo la pubblicità su Messenger di Facebook

Il primo test in due Paesi ha convinto Facebook, che prosegue l’esperimento su una ristretta percentuale di utenti, questa volta in tutto il mondo.

Ad oltre due anni dal lancio di Messenger come piattaforma a sé stante, la consacrazione definitiva si chiama pubblicità: a partire dalle prossime settimane infatti, sul servizio di messaggistica di Facebook compariranno annunci pubblicitari.

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A comunicarlo è stata l’azienda stessa in un post ufficiale nel quale spiega che l’esperimento continua, dopo un test portato avanti in Australia e Tailandia, per toccare una piccola percentuale di utenti, questa volta in tutto il mondo.
Le aziende quindi, potranno veicolare annunci per le loro campagne promozionali, che compariranno esclusivamente nella sezione home dell’applicazione, vale a dire non all’interno delle singole conversazioni. Quella, semmai, resta una prerogativa delle imprese che sfruttano servizi chatbot – era aprile del 2016 quando Facebook annunciò l’apertura agli sviluppatori di bot sulla piattaforma – che possono decidere quali contenuti condividere con gli utenti con i quali intrattengono già un rapporto.

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