Facebook presenta il “punteggio di affidabilità”

Un punteggio alla credibilità degli utenti. Questa la nuova strategia di Facebook per cercare di arginare il dilagante fenomeno delle fake news.

Come ha spiegato la product manager di Menlo Park, Tessa Lyons, in un’intervista rilanciata dal Washington Post, è un’iniziativa pensata per combattere il fenomeno delle fake news. Facebook assegna un punteggio di credibilità ai propri utenti usando un metro di valutazione binario, ovvero basato su 2 valori: 0 e 1.

Questo servirà ad identificare in maniera univoca, attraverso un marker, gli utenti che sono più propensi a dar credito e a condividere notizie false o, al contrario, a segnalare come bufale notizie che invece sono ritenute vere e supportate da fonti considerate attendibili.

Come precisa Lyons, questo parametro che valuta la credibilità di un utente non è comunque inteso come un indicatore assoluto sull’affidabilità della persona e non esiste un punteggio di reputazione unificato unico assegnato agli utenti.

Perché non deve fare paura

È un dato di fatto che la disinformazione sia fonte di pericoli reali. Ne sono la dimostrazione i recenti disordini nello Sri Lanka e nel Myanmar causati da bufale e notizie distorte circolate nel web. Se vogliamo dare uno sguardo invece alla storia abbiamo l’esempio di eventi tristemente noti, come le violenze razziali perpetrate in Germania agli inizi del secolo scorso con la complicità della  disinformazione e della manipolazione delle masse.

Tracciamento della posizione degli utenti: Google nei guai dopo lo scandalo sulla privacy

Parte la causa contro Google: un cittadino californiano ha citato l’azienda ed ora l’azione legale potrebbe diventare collettiva

Lo scorso 13 agosto un’indagine di Associated Press, vidimata da alcuni ricercatori di Princeton, ha permesso di stabilire che Google traccia i movimenti degli utenti anche quando la cronologia delle posizioni è disattivata.

Una posizione scomoda per Mountain View, denunciata dal cittadino californiano Napoleon Patacsil per avere violato le leggi sulla privacy dello Stato. L’uomo si è rivolto alla corte federale di San Francisco chiedendo ai giudici di garantire la possibilità di avviare una class action contro BigG.

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