Traduzione online: sfida all’ultima rete neurale tra giganti della tecnologia

Mentre nascono servizi sempre più verticali, i grandi della tecnologia, come Google e Facebook, investono in maniera diversa, ma consistente, nell’Intelligenza Artificiale

Il servizio di traduzione rappresenta una di quelle sfide che quotidianamente le piattaforme affrontano, che siano o meno dedicate esclusivamente a quello. Ed è anche, contemporaneamente, quello su cui gli utenti più spesso fanno le pulci. Google Translate, per esempio, nonostante gli sforzi profusi in ricerca e integrazione di tecnologie di Intelligenza Artificiale su base globale, fa sorridere spesso per le sue interpretazioni, almeno in italiano (non esattamente una delle lingue più diffuse).

Negli ultimi 10 anni, il Traduttore è passato dal sostenere poche lingue a 103″, dice Prabhakar Raghavan, Vice President of Engineering di Google, ospite dell’Internet Festival di Pisa. “All’inizio abbiamo usato modelli statistici, migliorando tutto nel 2016, con l’introduzione della Neural Machine Translation. Al suo livello più alto, il sistema neurale traduce intere frasi alla volta, invece che pezzo per pezzo. Utilizza un contesto più ampio per comprendere quale sia la traduzione più rilevante, che poi riorganizza e adatta per renderla più simile a quella di un essere umano, in una corretta forma grammaticale.

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Adblock, l’estensione Chrome per bloccare la pubblicità, è un virus

Sembrava Adblock Plus, ma era un virus: disponibile sul Chrome Web Store, è stato scaricato da 37mila persone

Indiscutibilmente un “pacco”: oltre 30mila persone hanno scaricato un’estensione per Chrome che sembrava Adblock Plus, ma non lo era per niente. Ad accendere i riflettori è stato l’account Twitter SwiftOnSecurity, sottolineando come gli sviluppatori dell’estensione farlocca abbiamo passato i controlli di sicurezza del negozio online.
Il giochino dei creatori era proprio quello di creare un prodotto che sembrasse del tutto simile a quello dell’originale Adblock Plus – quello di adblockplus.org — il servizio che vanta più di 10 milioni di utenti in tutto il mondo. Il trucco è riuscito, e ha convinto 37mila persone che ora non hanno idea di cosa possa essere successo. L’estensione è infatti stata rimossa, ma non è chiaro quanto possa essere stata dannosa e che dati possano essere stati acquisiti.

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Facebook: al via i test per il riconoscimento facciale

Il social sta testando il riconoscimento facciale per gli iscritti, da affiancare all’autenticazione a due fattori, in caso di verifica della proprietà dell’account

Se Mark Zuckerberg ha un sistema di riconoscimento facciale per gli amici che si affacciano allo zerbino della sua iper-smart home, poteva il suo social network non prevedere un sistema di autenticazione attraverso il riconoscimento facciale? E infatti.

Secondo quanto riportato da Matt Navarra via Twitter — sì, è sempre il primo a sapere le cose — Facebook sta testando un nuovo metodo d’accesso alla piattaforma, che passa proprio dal riconoscimento del volto. “Un, due, tre, cheese” ed ecco che si accede al proprio profilo. C’è qualcosa di più sicuro della certezza dei propri lineamenti? Qualcuno avrebbe da obiettare (fosse altro che per la possibilità dell’azienda di incamerare anche quel tipo di dati), ma come tutte le opzioni, un bel tasto “No” aiuterà chi non ha intenzione di sfruttarla (così si deduce dalle foto pervenute).

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