Solo 3 italiani su 100 che hanno Internet non sono su Facebook

Gli utenti Facebook italiani coincidono quasi con la popolazione connessa: il 97% delle persone online ha un profilo attivo.

Il bicchiere è quasi del tutto pieno. In Italia, secondo i dati raccolti da Vincenzo Cosenza, gli utenti Facebook attivi su base mensile sono 30 milioni, due milioni in più rispetto a un anno fa. La precedente rilevazione indicava una crescita annuale di 3 milioni, quindi Facebook — che nel mondo ha quasi 2 miliardi di utenti — inizia a crescere a rilento anche da noi.

A Facebook abbiamo dato quasi tutto ciò che potevamo dare, considerando che i 30 milioni di utenti attivi corrispondono al 50% della popolazione fisica e al 97% di quella connessa. Il social media di Zuckerberg è ormai definitivamente parte del nostro quotidiano, così come lo è l’automobile, la tv e il telefono (fisso o mobile che sia).

In media, ogni giorno 24 milioni di italiani usano Facebook (un milione in più del 2016), soprattutto da dispositivi mobile, come suggeriscono i dati. Infatti sono 28 milioni gli italiani che, almeno una volta al mese, accedono al social in mobilità (tre milioni in più rispetto al 2016) mentre sono 23 milioni quelli che vi accedono quotidianamente (+2 milioni).

 

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Snapchat, come funzionano le Storie personalizzate

L’app di Los Angeles lancia una modalità innovativa per creare contenuti: in pochi semplici passi, le persone realizzano Storie collaborative con gli amici.

Snapchat ha lanciato qualche giorno fa Custom Stories, una nuova funzionalità che consente alle persone di pubblicare Storie personalizzate. Una modalità innovativa per creare i propri contenuti per l’app di Los Angeles, che continua a concentrarsi sullo sviluppo della piattaforma dopo aver inaugurato nelle ultime settimane la visualizzazione illimitata per i propri Snap.

Le Custom Stories possono essere create per qualsiasi argomento. Le persone scelgono gli Amici che intervengono nella Storia con i propri Snap o che semplicemente visualizzano i contenuti pubblicati. Un’ulteriore possibilità interessante è quella di definire un Geofence per una posizione, cioè un’area geografica all’interno del quale gli utenti possono interagire con la Storia stessa. Dove, chi e come: con pochi semplici clic si definiscono tutte le caratteristiche del nostro racconto digitale.

Creare una Storia personalizzata è davvero semplicissimo: leggi tutto QUI

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Come fa Facebook a sapere chi potremmo conoscere?

Capire come Facebook riesca a trovare i suggerimenti per gli amici è difficile, ma si possono fare delle ipotesi e procedere per tentativi. Tanto per cominciare, una delle due persone (facciamo il caso che siano solo due), potrebbe aver cercato l’altra, senza aggiungerla. Tanto basterebbe a far drizzare le antenne all’algoritmo, suggerendole subito l’una all’altra nella categoria “persone che potresti conoscere”.

Un’altra possibilità invece, prevede un minimo scambio di contatti. Se per esempio le stesse due persone (da qui in poi “Gina” e “Pino”) si fossero scambiati un numero di telefono o un indirizzo email, entrambi utili per accedere a Facebook e Messenger, e se entrambe avessero attivato la condivisione della rubrica, il social network potrebbe dedurre che si tratti di nuove conoscenze.

Se insomma Gina e Pino si fossero scambiati anche solo un contatto, Facebook potrebbe aver colto l’occasione per consigliare loro di diventare amici sulla piattaforma.

Un portavoce dell’azienda, interrogato a riguardo, ha risposto a Vocativ che Facebook non è in grado di osservare chi si scrive, si chiama o si manda email, e di conseguenza che l’algoritmo non potrebbe sfruttare questo genere di informazioni e rendersi utile.

Anche l’ipotesi di un serrato tracciamento online degli utenti è stata ampiamente rigettata dal suddetto portavoce. Le app di Facebook sfrutteranno anche i cookies per suggerire nuove inserzioni agli utenti — ha detto — ma non certo per suggerire loro nuove amicizie. Non solo: non vengono neanche più tracciati i profili in base alla localizzazione per poter proporre nuovi amici tra le persone che fossero vicine a dove l’utente lavora o vive (pare fosse solo un test effettuato anche su una base geografica ristretta).

E quindi? Tutta serendipity? Facebook sostiene che gli strumenti a sua disposizione siano una varietà di fattori, tra i quali: amici in comune, informazioni su lavoro e istruzione (ecco perché insistono tanto sul completamento delle caselle in biografia, evidentemente), adesione ai Gruppi e, ovviamente, tutte le informazioni digitali memorizzate sul telefono e volontariamente condivise con la piattaforma.

Da oggi puoi usare Apple Pay anche in Italia: ecco tutto quello che devi sapere

Cos’è, come si configura e dove funziona il sistema di pagamenti ideato dalla casa di Cupertino, arrivato oggi anche da noi.

Sono passati due anni e mezzo dall’introduzione di Apple Pay negli Stati Uniti e finalmente il sistema di pagamento della casa di Cupertino è arrivato anche in Italia e permette di pagare semplicemente avvicinando iPhone e Apple Watch ai POS contactless oltre che su app e siti che supportano il servizio navigando da iPhone, iPad e Mac. Tutti i più recenti prodotti di Apple supportano il sistema di pagamenti: iPhone dal 6 in poi, iPad Air 2 e successivi, iPad mini 3 e successivi, Apple Watch, MacBook 2012 e successivi.

Per impostare Apple Pay basta aprire l’app Wallet sul telefono e memorizzare le informazioni delle carta di credito e dei bancomat che si vuole utilizzare per gli acquisti, fino a un massimo di 8 diverse carte.

 

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Dopo le fake news, Facebook contro le finte dirette streaming.

Prima la riduzione di visibilità, poi le restrizioni: così il social network intende combattere il fenomeno delle finte dirette streaming.

A Menlo Park hanno attivato un’altra volta il radar “anti-fake”. Questa volta però non si tratta di notizie, quanto di finte dirette Facebook, per le quali l’azienda non avrà più pietà. Come ha riferito a TechCrunch, infatti, sta aggiungendo una nuova sezione alla Policy della Live API Facebook Platform che esprime molto chiaramente le nuove regole: “Non usare le API per pubblicare solo immagini (cioè, non pubblicare immagini statiche, animate o in loop) o mandare in streaming sondaggi associati a trasmissioni fisse o ambientali”.

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Wikibombing, la trollata di massa contro il clickbait.

Intere voci di Wikipedia a commento di notizie ritenute al servizio del clickbait: la mobilitazione su Facebook è stata definita “Wikibombing”

Wikibombing”, ovvero: quando la lotta al clickbait diventa un mega-Lol collettivo.

Recentemente uno dei migliori esperimenti condotti contro i titoli acchiappa clic aveva visto una libreria americana attrarre il proprio pubblico, per poi condurlo davanti ai capolavori della letteratura: questa volta, invece, la mobilitazione arriva dal pubblico stesso. Da qualche giorno persone da ogni angolo d’Italia stanno commentando notizie riportate sulle Pagine Facebook di alcuni quotidiani con intere voci tratte da Wikipedia.

Biografie di grandi matematici della storia, il Bosone di Higgs (chi se lo ricorda?) o il vaso di Pandora, postati come commenti sotto notizie ritenute particolarmente leggere o dai titoli costruiti solo per generare traffico.

La mobilitazione sarebbe iniziata sotto un post con un video del matrimonio del neo presidente francese Macron, uno dei tanti servizi che sottolineava la differenza d’età con la consorte.

E poi via, di seguito, commenti a pioggia sotto qualsiasi contenuto ritenuto poco utile ai fini informativi.

Come giustamente fa notare qualcuno su Twitter, il rovescio della medaglia è che i post presi d’assalto conteranno comunque un maggior numero di commenti, il che non può che essere letto positivamente dall’algoritmo di Facebook. Una bella sfida, in un momento in cui la concentrazione sul tema dell’informazione tutta è tra le priorità dell’azienda.

 

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La tv secondo Facebook: grandi produzioni e pillole quotidiane.

Produzioni modello “House of cards” unite a serialità brevi e quotidiane: il piano editoriale del palinsesto di Menlo Park.

“Che vediamo stasera?” “Boh, gira su Facebook”: si era già sparsa voce che l’azienda stesse studiando un’app per smart tv, ma le novità sul fronte prettamente infrastrutturale si fanno attendere. Ciò che è trapelato invece questa volta sono i dettagli sulla linea editoriale della produzione. Più fonti vicine all’azienda hanno infatti rivelato a Business Insider che i piani per il palinsesto made in Facebook sarebbero pronti per vedere la luce.

Due dozzine di programmi, molto assortiti: quello che Facebook avrebbe in mente sarebbero due tipi diversi di contenuti. Da un lato produzioni complesse e di lunga durata, ad alto budget (quelle più care al concetto di tv tradizionale, per intendersi), e altre più facilmente realizzabili e fruibili, di pochi minuti, e soprattutto inclini all’aggiornamento costante.

Sul News Feed degli utenti — così come sull’ipotetica app in lavorazione — il pubblico dovrebbe poter scegliere tra spettacoli che si avvicinano alla serialità di spessore (gli esempi delle fonti scomodano calibri da novanta come ““House of Cards” e “Scandal”) e altri prodotti episodici della durata di massimo 10 minuti, a cadenza giornaliera.

Mentre YouTube ha già iniziato il suo lancio nelle città americane, con canali che coinvolgono grandi emittenti, Facebook sembra spingere l’acceleratore su produzioni originali che seminino lo scompiglio della concorrenza (Amazon, su questo, ha aperto la strada illo tempore). La supervisione sarebbe nelle mani di Ricky Van Veen (co-fondatore di CollegeHumor), assunto a dicembre da Facebook.

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Come accedere al nuovo YouTube: più lineare e veloce, con la Modalità Scuro

Semplicità, coerenza, bellezza”: queste le tre direttrici sulle quali YouTube ha studiato il nuovo design della piattaforma, annunciato il 2 maggio. Si tratta di un’anteprima riservata a un numero ristretto di utenti nel mondo, al quale però può accedere chi vuole, cliccando youtube.com/new.

Il design del sito — spiega l’azienda sul blog — è basato su un framework più veloce, chiamato Polymer (la libreria JavaScript open source introdotta al Google I/O per sviluppatori, anni fa): grazie al suo utilizzo è stata studiata la prima funzione a disposizione, Dark Theme (Modalità Scuro), lo sfondo scuro studiato per evitare il bagliore e offrire una migliore resa dei colori nei video. Per accedere allo schermo scuro da desktop, cliccare una volta sull’immagine profilo in alto a destra: l’opzione è disponibile nel menù a tendina.” L’azienda non ha chiarito se intende portarla anche su altri dispositivi, ma è immaginabile che ciò avvenga a breve.

Il nuovo design di YouTube, spiega la piattaforma, è pensato per dare massimo risalto ai contenuti, rimuovendo immagini che possano distrarre dalla fruizione dei video”. In tema di coerenza invece, hanno cercato di uniformare l’esperienza utente con l’intera piattaforma Google, esperienza mobile compresa.

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