Passiamo 5 ore al giorno davanti a social network e TV!

A prescindere dal dispositivo, gli italiani trascorrono due ore al giorno davanti ai social network, e il più frequentato è YouTube!

Tanto piacciono i social media, quanto piace la tv. L’Italia sembra un paese che chiacchiera tanto quanto ascolta (la tv, però), che preferisce (anche se di poco) YouTube a Facebook e che deve ancora molto lavorare sull’e-commerce. Il Digital in 2017 Global Overview, presentato qualche giorno fa da We Are Social, scende nel dettaglio e fornisce più dettagliate impressioni sul mercato italiano. In particolare, su una popolazione complessiva di 59,80 milioni di persone, 30,21 milioni usano internet (leggi penetrazione del 66%, con una crescita del 4% sul 2016), 31 milioni sono utenti attivi sui social network (+11%). 50,77 milioni usano un telefono cellulare e 28 milioni usano i social via smartphone (+17% rispetto all’anno scorso).

Che l’Italia fosse un paese di persone che amano il telefono era già consolidato, ma anche il resto della tradizione continua a fare la sua parte: se il 96% della popolazione usa telefoni (di ogni tipo, mentre il 70% smartphone), solo la televisione se la gioca ad armi pari, con il 92%.

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INSTAGRAM: un grande successo che porta al cambiamento…

instagram nell’ultimo anno è cambiato molto, ma non è stato un caso: la crescita degli utenti e la concorrenza esterna lo hanno costretto al cambiamento

I social network vivono nel costante tentativo di accumulare più iscritti possibile, ma non sempre questo significa che abbiano i contenuti che desiderano. Instagram, nel 2015, quando le cose giravano a meraviglia da questo punto di vista, ha iniziato a pagare il prezzo del suo successo. Aveva più iscritti, ma l’ambiente in cui si muovevano cominciava a diventare meno familiare di un tempo.

Il percorso che ha portato la piattaforma a dover pensare a un cambio di registro, lo racconta molto approfonditamente ReCode. L’arrivo in massa sul social di marchi, celebrità, e sempre più persone ha spostato il centro dell’ecosistema social, sempre più nella direzione delle foto perfette, rispetto a quello della condivisione quotidiana e spontanea.

Instagram ha superato l’impasse rinnovandosi.

Con strumenti ispirati alla concorrenza (Storie, messaggi segreti) e non (Live, algoritmi), ma anche rinforzando ruoli chiave al suo interno. Alla squadra ingegneristica si è aggiunto Jim Everingham, da Yahoo! All’organizzazione del prodotto, a cercare di tradurre la visione di Systrom in realtà, è arrivato appunto Weil, da Twitter.

Le Storie, gocce d’acqua rispetto a quelle di Snapchat, hanno dato nuova linfa (sono usate da 150 milioni di persone ogni giorno), perché hanno alleviato quella pressione dello scatto perfetto di cui sopra.

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IoT: Un prodotto non connesso è come un’azienda senza computer!

Dai semafori a Marte, come sta cambiando l’Internet of Things.

L’Iot sarà ovunque, dalla banca che parla tramite Alexa, ai semafori intelligenti: il cloud gestisce e i dispositivi imparano (anche senza connessione).

Dice Marco Argenti, Vice President, IoT, Mobile and Serverless Compute, di Amazon Web Services.“Internet ha fatto due importanti salti: il primo è stato quello di partire dalle università e dagli istituti di ricerca e arrivare ai computer di tutti.

Poi questa rete ha fatto un secondo salto, che è stato quello di passare ai telefonini, a sistemi di comunicazione che la gente aveva con sé tutto il giorno“. Così, i punti di connessione di internet sono passati dai centinaia di milioni ai miliardi.

“Internet of Things è l’ulteriore passo, quello per cui internet va in qualsiasi cosa utilizzi elettricità – continua Argenti – Radio, apparecchi stereo, luci, interruttori, automobili, aerei. La connessione a una rete porterà gli stessi benefici che ha portato ai telefoni e le app potranno girare sugli oggetti: frigoriferi, sistemi di regolazione della temperatura in casa“, spiega Argenti.

La rete non cambia gli oggetti solo nella loro funzionalità, ma li migliora, perché la applicazioni possono essere costantemente aggiornate rendendo il dispositivo più funzionale a distanza di anni, rispetto a quando lo si è acquistato.

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Opera Neon rivoluziona il concetto di browser.

Dimenticate tutti gli altri browser: Opera ribalta l’esperienza utente offrendo un nuovo concetto di navigazione.

Opera ha abituato tutti ad un certo dinamismo, sempre al lavoro verso la successiva novità. Dopo aver introdotto la VPN gratuita ed illimitata per tutti però, il browser chiede un atto di fede ai suoi utenti. Questa volta infatti, dalla Svezia arriva una nuova interpretazione del concetto di browser e, ovviamente, dell’esperienza utente.

Opera Neon, tanto per cominciare, non è un browser che sta sopra il desktop, ma sotto. Cioè, è una grande finestra in background, in trasparenza, con il vostro schermo bene in vista.

Le tab sono tonde, sono dei cerchi che aleggiano sul browser (e quindi sul desktop), come fossero dei documenti. Si organizzano da sole: quelle maggiormente usate più in vista rispetto alle altre.

E ancora, i comandi audio saranno sempre a disposizione in background, in modo che non ci sia da aprire il rispettivo player che sta funzionando, sia esso quello di YouTube o SoundCloud.

Sempre pronta a disposizione anche una comoda funzione per gli screenshot. Opera Neon è già disponibile per gli utenti Mac.

[Fonte: www.wired.it]

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Facebook ha comunicato la nascita del Facebook Journalism Project!

Con un annuncio dato su uno dei blog della società, Facebook ha comunicato la nascita del Facebook Journalism Project, una iniziativa multisfaccettata mirata a rafforzare la collaborazione tra il social network blu e i produttori di contenuti informativi, dai giganti delle notizie alle piccole organizzazioni locali.

Si apre un nuovo capitolo nella storia di Facebook, un capitolo nel quale la piattaforma di Mark Zuckerberg ammette a se stessa e al mondo di non essere semplicemente un social network, ma un colosso che gioca, volente o nolente, un ruolo di primo piano nel mondo dell’informazione.

Facebook metterà inoltre gratuitamente a disposizione degli editori grandi e piccoli CrowdTangle, un prodotto recentemente acquisito dalla società e utile per scandagliare il social network alla ricerca di dati e informazioni utili alla creazione delle notizie…

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Chatbot e dati degli utenti.

I chatbot sono dei programmi che simulano una conversazione tra robot e essere umano. Questi programmi funzionano o come utenti stessi delle chat o come persone che rispondono alle FAQ (frequently asked question) delle persone che accedono al sito. Il loro sviluppo è ad uno stadio bassissimo. La loro capacità di colloquiare in modo lineare e congruo è limitata. Tuttavia il loro impiego risulta già da ora più che utile. Fin dai primi sviluppi della scienza informatica, in collaborazione con altre discipline gli studiosi hanno cercato di riprodurre, attraverso l’ausilio di macchine, processi cognitivi tipicamente umani. L’opinione più diffusa in ambito scientifico è che il processo di apprendimento, comprensione e formulazione del linguaggio avvenga in modo per lo più a noi ignoto, soprattutto innato. Se così fosse, la riproduzione del linguaggio attraverso un robota sarebbe un passo troppo grande per le attuali conoscenze.

Con i chatbot il rischio del visualizzato non risposto, dell’attesa perenne davanti al telefono, è ridotto a zero. Se c’è una cosa che fanno è rispondere. Al massimo non capiscono la domanda, ma per questo l’Intelligenza Artificiale lavora costantemente. Il pericolo è dimenticare che i chatbot facciano parte della schiera di soggetti che raccolgono dati. E con la “scusa” della conversazione, ne raccolgono pure parecchi.

I chatbot non sono sono applicazioni conversazionali, ma abbattono anche la fatica dell’uso: basta parlare al telefono, o al dispositivo connesso (e qui entra in gioco l’IoT) per attivare i processi.

Secondo il Mobility Report di Ericsson  il numero di dispositivi connessi crescerà, fino al 2021 (in un lasso di tempo partito dal 2015) del 23 % ogni anno, superando così, già nel 2018, l’impero degli smartphone. Oggetti che già oggi sanno quanto dormiamo, quanto camminiamo, cosa guardiamo…

L’automatismo e la semplicità di attivazione propria di ogni chatbot potrebbe appannare, per breve o lungo tempo, la consapevolezza che ognuno di essi saprà molte cose sui propri utenti. I consumatori, nel corso di ogni conversazione, forniranno molte più informazioni di quanto già facciano ora, risparmiando alle grandi aziende la fatica di inseguire le cronologie di navigazione.

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Il 2017 sarà l’anno della post-realtà.

Nei prossimi 12 mesi, analogico e digitale si fonderanno mescolando realtà concreta, aumentata e virtuale.

Due dei device più attesi – Oculus Rift di Facebook e PlayStation VR di Sony – sono arrivati sul mercato solo quest’anno e non ovunque, proprio mentre Mark Zuckerberg raccontava, nel corso delle numerose fiere internazionali, come vede la sua creatura nel giro di qualche anno: popolata da avatar che comunicano fra loro tramite visori e altri accessori indossabili, tanto da “cambiare il mondo”.

A sfumare sempre di più i confini fra realtà reale, aumentata e virtuale e promettendo di proiettarci nel mondo della post-realtà, il 2017 sarà l’anno in cui questi tre livelli di percezione inizieranno definitivamente a sovrapporsi grazie alle soluzioni tecnologiche. E noi faremo fatica a distinguerne i contorni e i caratteri…

 

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